Andrea Atzori ha scritto Brogliaccio del nord. Peripezie di uno studente Erasmus in Estonia. Il libro, nato dal blog/diario di campo tenuto da Andrea durante i suoi mesi di Erasmus, è stato pubblicato nel 2011 dalla casa editrice CUEC ed è disponibile anche in versione e-book.
EuropeME ha intervistato Andrea per saperne di più del libro e della sua esperienza di studente Erasmus.
Perché hai deciso di fare l’Erasmus?
Nel mio libro uso un’espressione: ‘baratro di prospettive’. Quando ti ritrovi nella tua città di sempre, nella tua vita di sempre, studente fuori corso in un’università che ti tratta come un numero e non come una persona, senza più sapere quello che fai né perché lo stai facendo, e senza vedere la benché minima silhouette di un futuro plausibile nei tuoi giorni a venire, be’, forse è ora di cambiare aria.
Come mai hai scelto come destinazione un paese dell’Est?
Errata corrige. Paese del nord, di lingua ugro-finnica come il finlandese, e molto più vicino alla Scandinavia in moltissimi sensi più che alla sempre cara Mother Russia.
Come mai? A me piace pensare che le coincidenze non esistano. È talvolta una macabra roulette quella della scelta delle destinazioni Erasmus. Ti danno un foglio e una lista di mete, e tu lì seduto devi metterle in ordine di preferenza. Mettere in ordine di preferenza città e nazioni, universi di complessità e altrettanti universi di prospettive per te e la tua vita, non è una cosa facile. Personalmente volevo il nord, con tutto ciò che questo comportava, e dalla mia lista hanno estratto Tartu, Estonia. Mi è andata più che bene, e ho accettato. Non me ne pento.
Come definiresti la tua esperienza?
Fondamentale, fondante, seminale, imprescindibile, e sopratutto irripetibile. Basta?
Come hai superato la sindrome del post Erasmus?
Dalle mie parti si direbbe: “come fanno a Bosa”. E uno si chiede, “e come fanno nella ridente cittadina di Bosa?”, e tu rispondi: “quando piove lasciano piovere.”
L’Erasmus ti insegna non solo la rinascita, ma anche l’addio. Questa è la lezione più preziosa, perché ti mette nella necessaria condizione di reinventarti, ancora una volta.
Com’è nata l’idea di raccontare la tua avventura in un libro?
È nata là, studente avventuriero padrone ritrovato della propria vita. Ho sentito il bisogno di condividere, di raccontare, giorno per giorno, e ho scritto un blog. Quel blog è poi divenuto un libro.
Di che cosa parla il romanzo?
Definirlo un romanzo è forse un azzardo, come il titolo forse suggerisce. Lo scritto è ancora un diario, e parla di una cosa molto semplice e altrettanto incredibilmente complessa: Vita.
Quanto l’Erasmus ha condizionato la tua vita ‘successiva’?
In maniera inquantificabile. Come già detto, mi ha dato la possibilità di reinventarmi, di rinascere, e facendo ciò di scoprire realmente chi fossi, e cosa volessi dalla mia vita.
Studiare all’estero è un’esperienza che consiglieresti a tutti?
Credo che dopo quanto detto la risposta a questa domanda risulti superflua per i gentili lettori. Ovvio, tutti dovrebbero fare l’Erasmus, tutti dovrebbero fare a loro stessi (e al mondo) questo regalo. E se qualcuno è in dubbio riguardo al partire o al non partire, be’, mi piace pensare che il mio libro possa aiutare a prendere la decisione.
Come vedi l’Italia di oggi? Credi che ci sia spazio per i giovani che hanno vissuto all’estero o la fuga dei cervelli è inevitabile?
Domanda difficile. Posso solo parlare della mia esperienza, esperienza di un cervello che dopo aver vissuto di puro ossigeno, è tornato e rischiava di soffocare. La nostra patria non ci mette nelle condizioni di essere, individui maturi, competenti, capaci, perché non ci dà la possibilità di fare. Ci fa sentire inutili, ci toglie la dignità. E chi, ditemi, e per cosa, si martirizzerebbe per essa?
