Non è solo un paese di navigatori. Dal Portogallo, ex potenza coloniale, patria del fado, ancora in piena crisi economica, arriva l’inno contro il precariato. I Deolinda sono diventati un caso politico grazie a Parva que sou (Che stupida sono), ironico e battagliero canto di rivolta accolto con entusiasmo dai giovani laureati portoghesi che, come i loro colleghi europei, una volta finita l’università finiscono nel girone infernale degli stages non retribuiti. Il dibattito che ha suscitato la canzone sui media portoghesi ha spinto il parlamento a varare una legge per mettere fine alla piaga dei tirocini non pagati. Qualcosa si muove anche nella vecchia Europa. E in Italia?

La traduzione di Parva que sou:

Sono della generazione senza remunerazione
e non sono afflitta da questa condizione.
Che stupida sono
perché tutto va male e continuerà così
è già una fortuna poter fare uno stage.
Che stupida sono
e mi fermo a pensare
a quanto è stupido un mondo
dove per essere schiavo devi studiare.

Sono della generazione “vivo a casa dei miei”
se ho già tutto, cosa posso volere di più?
Che stupida sono
figli, mariti, sto sempre a rinviare
e non mi manca l’auto da pagare a rate.
Che stupida sono
e mi fermo a pensare
a quanto è stupido un mondo
dove per essere schiavo devi studiare.

Sono della generazione “lamentarsi, perché?”
c’è di peggio, da quanto dicono in tv.
Che stupida sono
sono della generazione “non ne posso più”
questa situazione dura da troppo tempo.

No, non sono tanto stupida
se mi fermo a pensare
a quanto è stupido un mondo
dove per essere schiavo devi studiare.

Il testo originale di Parva que sou:
Sou da geração sem remuneração
E não me incomoda esta condição
Que parva que eu sou
Porque isto está mal e vai continuar
Já é uma sorte eu poder estagiar
Que parva que eu sou
E fico a pensar
Que mundo tão parvo
Onde para ser escravo é preciso estudar
Sou da geração “casinha dos pais”
Se já tenho tudo, pra quê querer mais?
Que parva que eu sou
Filhos, maridos, estou sempre a adiar
E ainda me falta o carro pagar
Que parva que eu sou
E fico a pensar
Que mundo tão parvo
Onde para ser escravo é preciso estudar
Sou da geração “vou queixar-me pra quê?”
Há alguém bem pior do que eu na TV
Que parva que eu sou
Sou da geração “eu já não posso mais!”
Que esta situação dura há tempo demais
E parva não sou
E fico a pensar
Que mundo tão parvo
Onde para ser escravo é preciso estudar.