E se la sorellina parte per l’Erasmus? Lettere da una sopravvissuta (in pillole)
Di Marina Castellana
Chi l’ha detto che l’Erasmus si fa una volta sola nella vita? Basta spedire il tuo fratellino o la sorella minore in “missione europea” - chiamiamola così che dà tanto l’idea di essere un po’ il servizio militare della nuova generazione -, e il gioco è fatto. Non ve ne accorgerete neanche all’inizio ma sarete catapultati ancora una volta nel magico mondo ERASMUS, dalla vincita della borsa di studio al disbrigo delle lunghe tiritere burocratiche, dai timori prima della partenza, i peggiori forse, fino all’arrivo e alle prime settimane in terra straniera “quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora”, come dice Niccolò Fabi.
Forse perché da ex Erasmus doc non riesco ancora a scrollarmi di dosso quelle emozioni, quei ricordi, quei momenti vivissimi, ho pensato di stilare alcuni appunti per il mio alter ego, che a differenza della sottoscritta ha forse più saggiamente preferito una meta molto più calda, in tutti i sensi, o almeno al primo impatto, della Germania (su quanto anche la Germania possa essere calda vedi Die Italienerin die in Deutschland verliebt war — Diario di un’italiana in Germania).
In pillole, brevi ma efficaci, propongo alcuni piccoli avvertimenti e/o accorgimenti che potranno tornare utili a fratelli/sorelle minori che si apprestano a vivere questa avventura europea, ma anche a chi prima di loro ha fatto la valigia, l’ha disfatta, si è sistemato, crogiolato nella dimensione Erasmus e poi, chi più chi meno a malincuore, quella valigia l’ha rifatta per tornare, sempre chi più chi meno, un po’ diverso. Forse semplicemente migliore. A tutti quanti buon viaggio!
Appuntamento a domani con la prima ‘pillola’.





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