I più amati dagli italiani (in Erasmus e non solo)
di Lorenzo Moroni
Un anno accademico, 9 mesi, 270 giorni, 6.480 ore a contatto con le culture europee al tempo stesso più simili e lontane dalla nostra. Noi Erasmus abbiamo imparato per primi cosa vuol dire vivere il sentimento europeo: sentire di far parte di un unico stato, cittadini d’Europa.
Mille anime diverse, dettagli e sfumature di caratteri differenti ma, alla fine, in Erasmus si impara il vero valore dell’amicizia, quello che ti tiene legato alle persone a prescindere dalla distanza, dalla difficoltà di rimanere – virtualmente - in contatto, per telefono, e-mail o social network che sia.
Così accade che ci si riveda dopo anni ed il tempo sembra non essere mai passato: un solo abbraccio, un istante in cui mille ricordi riaffiorano come un fiume in piena e ci permettono di far rivivere quell’intesa che sembrava perduta.
All’inizio dell’Erasmus, spaesati e in cerca di sicurezze, la maggior parte degli italiani cerca altri italiani. Un porto sicuro, dove trovare quelle certezze inevitabilmente perse, anche se solo per un momento, davanti alla nuova città, all’università diversa, alle persone sconosciute. Dopo la presa di coscienza del nuovo stato di Erasmus, ci risvegliamo dal torpore della novità, ci adattiamo gradatamente alla nuova routine e iniziamo a socializzare con ragazzi e ragazze provenienti da altri paesi europei. Capita spesso che tra le nuove conoscenze ci siano molti spagnoli o qualche cugino d’oltralpe. E non mancano neppure i rappresentanti delle culture nordiche e tedeschi e olandesi, danesi e svedesi diventano in più di un’occasione i pilastri delle nostre amicizie internazionali.
L’Erasmus insegna soprattutto questo: non importano i confini, la nazione da cui si proviene. In Erasmus siamo tutti europei: si acquisisce una nuova identità e quando torniamo a casa vediamo i problemi della nostra società con occhi differenti.
Chissà, forse un giorno per far parte del parlamento Europeo si dovrà aver vissuto un anno della propria formazione studentesca all’estero, un anno di Erasmus. Allora forse si avrà una percezione più concreta dell’Europa come unico stato, dei suoi problemi e delle possibili soluzioni. Allora il parlamento Europeo sarà composto da “amici” accomunati dalla stessa idea d’Europa: un parlamento Erasmus.





è verissimo…mi ritrovo in ogni riga di quello che c’è scritto.
w l’Europaaaaaaa!
“Allora il parlamento Europeo sarà composto da “amici” accomunati dalla stessa idea d’Europa: un parlamento Erasmus.”
questo sarebbe il coronamento di ogni Erasmus convinto di quello che ha fatto. forse fra qualche generazione sarà davvero possibile!!
non smettiamo di crederci.
bravo lorenzo per l’articolo.