E dopo l’Erasmus? Storie di ordinaria precarietà
di Lorenzo Moroni

Il programma Erasmus ha compiuto 20 anni nel 2007 e i risultati si vedono. Sono ormai numerosi i giovani italiani che hanno trascorso un periodo di studio all’estero. Un’esperienza unica dal punto di vista formativo e personale. Nonostante molti accusino l’Erasmus Generation di pensare solo a fare festini a base di sesso, droga e rock ‘n roll, i mesi passati all’estero allargano le proprie vedute mentali, espandono il network di amici e conoscenze e sono anche un’occasione unica per studiare in maniera differente. Sì, in Erasmus si studia: non ci si riduce alle ultime settimane per superare un esame ma si diluiscono i carichi di lavoro durante le lezioni con compiti a casa, tesine, verifiche  intermedie e prove per incoraggiare lavori di gruppo.

E poi? Cosa succede quando l’Erasmus finisce? Una volta laureati, il mondo del lavoro chiama. In altri paesi europei avere un’ esperienza all’estero nel proprio curriculum è considerata un punto di forza. Spesso contribuisce a trovare un lavoro stabile, dopo un breve periodo di prova. In Italia, invece, non dà una marcia in più, almeno non ai neolaureati. Molti datori di lavoro si trovano spiazzati di fronte a un candidato con un percorso formativo troppo qualificato rispetto alle posizioni offerte. “Perché vuole fare lo stagista? Ha un curriculum da ricercatore non da assistente”.
Ma se nel nostro paese ci fossero più possibilità di fare ricerca con contratti ‘umani’ come accade negli altri paesi europei e con uno stipendio adeguato magari ci sarebbero meno cervelli in fuga.

Il mondo del lavoro dovrebbe accogliere i ragazzi giovani, desiderosi di fare esperienza in azienda appena usciti dall’università.  Ma lo scenario lavorativo appare alquanto drammatico. Un laureato ha poche alternative: master, stage o contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Il famoso co. co. co: stipendi ridicoli, contributi pensionistici ridotti ai minimi,  giorni di vacanza e di malattia a discrezione del superiore. A questo si aggiungono i disagi sociali, per esempio non si può fare un mutuo senza avere un garante economico alle spalle. Per gli ex Erasmus oltre al danno, anche la beffa. Infatti, una volta superati i colloqui e accettate di buon grado  – tanto non ci sono altre alternative – le condizioni del fantastico inquadramento co. co. co., si rischia di incappare nelle gelosie e invidie dei colleghi. Chi ha avuto un’esperienza all’estero non sempre viene visto come una persona che ha qualcosa di interessante da offrire quanto piuttosto una strana entità, che per definizione viene vista come diversa.

In altri paesi europei il contratto a termine è prassi comune agli inizi della carriera ma le condizioni sono  decisamente diverse: stipendi quasi doppi, contributi previdenziali inclusi nel contratto, giorni di malattia e vacanze così abbondanti che spesso non si riescono a finire i giorni a disposizione, potendo barattare a fine anno le ore rimanenti con bonus. Siamo su una colonia lunare o marziana? No. Stiamo parlando di Olanda, Belgio, Svezia, Danimarca e dei vecchi giganti dell’Unione Europea: Francia e Germania. Diventa così più acuta la nostalgia degli Erasmus che li spinge a emigrare in cerca di condizioni “normali”. Infatti, spesso la gente comune dimentica che noi della Generazione Erasmus siamo sempre italiani, legati alle nostre radici, alla nostra cultura, ai nostri affetti. L’unica differenza è che abbiamo visto cosa vuol dire vivere in paesi dove il lavoro è considerato un mezzo, organizzato in modo da metterti nelle condizioni di vivere una vita normale, dove non ci sono plotoni di raccomandati, poche barriere burocratiche e, soprattutto, la carriera si sviluppa per merito. E per questo siamo disposti a metterci di volta in volta in gioco, lasciando a casa chi ci vuole bene.

Queste sono storie normali di noi Erasmus, che al rientro in Italia ci troviamo a combattere con un mondo che sappiamo essere arretrato e in declino. Questa è la storia di Antonio che dopo un Erasmus in Svezia e tanti colloqui per assistente marketing finiti male va in Olanda per emergere. Questa è la storia di Giulia, stanca di tante lotte per avere un contratto stabile, emigrata in Croazia. Questa è la storia di Marco, che dopo aver fatto l’Erasmus in Finlandia decide di non tornare più perché non ha la minima intenzione di affrontare la giungla italiana.

Si parla spesso delle possibili soluzioni per migliorare le condizioni dei lavoratori in Italia. E sono poche le proposte che trovano ampio consenso. Sarebbe un bel segnale tagliare spese e stipendi dei politici e investire per rinsaldare le fondamenta del mondo lavorativo italiano in modo da non far scappare noi giovani. Noi che siamo il futuro. Ma forse sto parlando di un mondo immaginario, di una colonia sulla Luna o su Marte.

Il buco nero, sito dei lavoratori precari INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)

Per approfondire ->
Le sigle del mondo del lavoro
I contratti di lavoro su wikipedia
Da lavoce.info
Il  vero nodo della precarietà
Quanti sono i lavoratori precari
Da cafebabel
Sindrome post Erasmus, s.o.s. depressione