Callimago, ex studente Erasmus a Barcellona, ha inviato a EuropeME alcune considerazioni sulla sua esperienza Erasmus. Condividiamo con voi le sue parole, decisamente lontane dal classico stereotipo dello studente all’estero.

Il piccolo bambino sognante

| testo e foto di Callimago, Erasmus a Barcellona (2005/06) |

Il paese con le sue strade grigie nasconde i colori di un piccolo bambino sognante.
Ora che sono grande questa terra non fa per me. Non mi aiuta a sognare. Mi fa soffrire e pensare a quando ero bambino.
Tempo fa giocavo con le foglie e guardavo le formiche lavoratrici. Questi insetti così piccoli sono in grado di sollevare grossi frammenti. Correvo, cantavo e schiacciavo le prime verdi ghiande. Ero inconsapevole della mia piccolezza e sprigionavo la gioia da tutti i miei teneri pori.

Ora sono tra le strade di una grande città e ascolto la musica con un falso i-pod per coprire i suoni snervanti. Non sorrido come prima ma in compenso sogno come quando ero piccolo. Sogno in piccolo perché di fronte mi ritrovo un grande mondo da conquistare. Davanti a questa palla mi sento un granello e mescolato tra le persone che camminano mi sento un verme.

Piccolo e solo.
Non osservato da nessuno perché conforme alla massa.

Allora cerco di alterare il tutto. Quando tutti usano le scale mobili io salgo a piedi, se gli altri spingono per salire sul tram io vado a piedi.
Alla fine mi ritrovo solo con le mie scarpe da quindici euro comprate al mercato della gente comune.
Inizio a camminare e a confrontarmi con le auto ed i motorini.

Che miscuglio, che coktail la mia vita. In fondo cerco compagni di viaggio. Cerco solo di confrontarmi con gli altri. E chiedo a quelli che mi donano uno spiraglio di luce di fare un viaggio insieme. Voglio essere uomo. Niente di più.

Sì! Non è semplice cercare l’uomo. È una perversione. È più facile parlare di diritti, discutere sui bianchi e sui neri, essere iscritti a greenpeace, mettersi etichette e citarsi addosso che guardare all’uomo che c’è dentro.
Fa meno male dirsi delle bugie, comprare cibi probiotici e credere che babbo Natale scenda per i caminetti.

La mia perversione è andare in altri paesi. Camminare scalzo e stare da solo.

Cammino e incontro prostitute di Barcellona che mi offrono il loro sorriso. A loro dico no quiero follar pero respectarte como mujer (non voglio fottere ma rispettarti come donna). Ed incontro amici che vedrò solo una volta nella mia vita. Uomini che mi hanno detto al mal tiempo buena cara hermano (quando il tempo è brutto tu stai sereno). Questo mi disse il chitarrista Sergio mentre stavo aspettando l’aereo per Madrid.

La mia perversione è togliermi la maschera da “paraculo” che mi porto dietro. Cercare il divino.
Gli esami, la laurea, il lavoro, la futura famiglia vengono dopo. Prima devo cercare di assestare la mia anima.

Prima il pianto e poi la gioia.

La vita è un erasmus ed un orgasmus. È un viaggio con degli obiettivi brevi, è una passeggiata ed una camminata.

Si passeggia per degli istanti e si cammina per tutta la vita.

erasmus a barcellona