EuropeME intervista Viviana Segantin, che ha pubblicato il romanzo Back for Good con Panda Edizioni.

Perché hai deciso di fare l’Erasmus?
Ero quasi al termine dell’università: avevo finito gli esami ed ero in un vicolo cieco con la tesi per delle incomprensioni – chiamiamole così – con l’insegnante. L’Erasmus in quel momento ha rappresentato la mia “salvezza” scolastica, lo sbocco “miracoloso” della mia carriera universitaria! Questa vicissitudine è narrata anche all’inizio del mio romanzo che, prendendo spunto dalla realtà, poi si stacca dall’autobiografia e si snoda per percorsi indipendenti.

Che aspettative avevi prima della partenza?
Prima di tutto volevo, per l’appunto, lavorare alla tesi. Poi speravo di migliorare la lingua inglese e, perché no, di divertirmi.

Dove sei stata e per quanto tempo?
Sono stata a Strawberry Hill, vicino a Londra, per tre mesi.

Com’è stato l’impatto all’arrivo?
Appena arrivata mi sono sentita un po’ persa da un lato, ma piena di voglia di conoscere ogni dettaglio della mia “nuova vita” dall’altro. Lo smarrimento iniziale è durato pochissimo e mi sono sentita “cittadina londinese” quasi da subito.

back for good

Come descriveresti la quotidianità dell’Erasmus? Che cosa hai studiato? Hai avuto problemi con la convalida degli esami?
Non avendo avuto esami da sostenere mi sono concentrata completamente sullo sviluppo della tesi. La quotidianità dell’Erasmus è fatta di studio, di impegni, di libri, ma anche di confronto, di incontro, di condivisione. E’ bellissimo trovarsi con persone di culture diverse e sentirsi tutti parte di un’unica esperienza, di una sola emozione! Si respira cosmopolitismo, internazionalità. La mente si apre e si cresce. C’è tanto entusiasmo in ogni cosa: dalla lezione al college alle serate al pub, dalle ore in biblioteca alle nottate in compagnia. E’ tutto una scoperta, un affiatarsi, un vedersi diversi e in fondo tutti uguali.

Com’è stato il ritorno in patria? Hai sofferto della depressione post-Erasmus?
Sì. C’era voglia di tornare – io sono molto legata all’Italia, alla mia famiglia e agli amici – ma quando sono arrivata a casa mi sono resa conto che una parte di me era rimasta là. Si vive quasi una sensazione di “vita parallela” e in ogni momento di tristezza la mia mente è sempre fuggita là…all’altra mia vita….

Sei ripartita per altre esperienze all’estero?
No, purtroppo. Dopo l’università ho iniziato a lavorare come copywriter e giornalista e non ho più avuto la possibilità di prendermi lunghi periodi di pausa per andare all’estero.

Qual è il ricordo più bello dell’Erasmus?
I barbecue in giardino in una mescolanza di persone di nazionalità diverse. Sorrisi, musica, profumi: è ancora tutto vivo nei ricordi!

Hai mantenuto i contatti con gli amici dell’Erasmus?
Una ragazza della mia stessa città è diventata una delle mie migliori amiche e siamo ancora molto legate. Con gli altri stranamente non ci siamo più sentiti: è come se si fosse aperta e chiusa una parentesi di vita dove tutto è stato intensissimo ma circoscritto a quel periodo.

Giudizio sull’esperienza. La rifaresti? La consigli? Come e in cosa ti ha cambiato l’Erasmus?
La rifarei e la consiglio vivamente a tutti. L’Erasmus cambia le persone perché fa crescere e maturare, allarga le conoscenze: quelle scolastiche ma soprattutto quelle di vita. Per molti è la prima esperienza importante lontano dalla famiglia; il primo momento in cui ci si mette alla prova e si afferma la propria autonomia e la propria indipendenza. Si impara a contare su se stessi e quindi sì, si diventa un po’ più grandi e un po’ più responsabili. Poi certo c’è anche chi lo vive all’opposto, con gli eccessi e la trasgressione, ma io ho visto più persone prenderlo nel verso giusto.

Perchè e quando hai deciso di scrivere un libro sull’Erasmus? Di che cosa parla il romanzo?
L’ho deciso qualche anno fa. Ho scelto questo tema perché l’Erasmus è un’esperienza forte, che ti segna e ti resta dentro, indelebile. Io avevo vinto alcuni premi per i racconti brevi ma quando ho cercato uno spunto per un progetto più ambizioso, come quello del romanzo, ho pensato che l’Erasmus fosse un argomento azzeccato.
Il libro narra la storia di Silvia, una studentessa universitaria che, grazie all’Erasmus, si trova a vivere un’esperienza forte, fatta di nuove amicizie, di passione, di trasgressione. E’ un romanzo che racconta i giovani e, con il loro linguaggio, parla dei loro dubbi, conflitti, interrogativi, del loro bisogno di amore e di amicizia, ma anche della necessità di confrontarsi con la loro parte più nascosta. Chi volesse saperne di più può visitare il mio sito/blog www.vivianasegantin.it.

viviana segantin

E’ stato difficile trovare un editore?
Bisogna saper scegliere: il mondo dell’editoria è un po’ una giungla, le proposte arrivano, ma non tutte sono veramente serie. In ogni caso quasi tutti chiedono il contributo da parte dell’autore per la pubblicazione.

Pensi che all’esterno arrivi il vero significato dell’esperienza? I media parlano degli Erasmus con cognizione di causa?
Diciamo che i tragici fatti di Perugia hanno portato i media a dare una visione distorta dell’Erasmus. Quello che ne è uscito non è uno specchio dell’Erasmus, è un terribile fatto di cronaca nera.

A chi consiglieresti il libro?
Il mio libro è uno spaccato di vita universitaria dove gli incontri, gli amori, gli affetti e i tradimenti portano alla ribalta, attraverso l’evoluzione psicologica di Silvia, temi controversi come l’incomunicabilità tra le persone, la stabilità della coppia, la libertà dai vincoli. Il punto di vista è sicuramente giovanile ma le emozioni descritte appartengono a tutti, indipendentemente dall’età; è infatti una storia che rappresenta tutti noi, con le incertezze, le speranze, i dualismi dell’anima, per questo non c’è una categoria specifica di persone a cui lo consiglierei…