Paese che vai, Carnevale che trovi? Non per gli Erasmus!
di Lorenzo Moroni
Tra pochi giorni è Carnevale. Da noi, in Italia, sono famosi quelli di Venezia con le sue maschere aristocratiche del Settecento, di Viareggio e dei suoi carri allegorici e il Carnevale di Cento con i ritmi in stile samba “brasileira”. Ripensando al clima che si crea in questo periodo dell’anno a Venezia, rimango sempre stupito nel vedere la quantità di cittadini stranieri che si calano perfettamente nella tradizione lagunare, sfoggiando costumi e maschere sfavillanti, cingendosi di colori sgargianti, stoffe eleganti e ricami complicati. Dei vestiti salta all’occhio la grande cura per i particolari e si intuisce tutta la meticolosità impiegata nella loro preparazione. Per le calli veneziane c’è ancora chi sussurra di tempi di lavorazione lunghissimi, di mesi e mesi di lavoro. E poi non manca chi partecipa allo spirito carnascialesco con travestimenti decisamente meno elaborati: una maschera, una mantellina, un cappello da Zorro o da cavaliere d’altri tempi.
Il comune denominatore del Carnevale nei nostri confini è sfilare. Non importa come e con quali costumi. L’importante è esserci, partecipare alla festa, stare in compagnia.
E cosa succede negli altri paesi europei? Com’è – o come è stato – il Carnevale degli Erasmus? Nella mia esperienza di studente Erasmus ho avuto la fortuna di partecipare al Carnevale in Svezia e in Olanda.
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