Spainerasmus è il sito dedicato agli Erasmus che si preparano a partire per la Spagna: ci sono gli annunci degli utenti per trovar casa, informazioni sulle città, eventi (feste, viaggi, luoghi da visitare…). Prevalentemente in inglese e spagnolo.
Paese che vai, Carnevale che trovi? Non per gli Erasmus!
di Lorenzo Moroni
Tra pochi giorni è Carnevale. Da noi, in Italia, sono famosi quelli di Venezia con le sue maschere aristocratiche del Settecento, di Viareggio e dei suoi carri allegorici e il Carnevale di Cento con i ritmi in stile samba “brasileira”. Ripensando al clima che si crea in questo periodo dell’anno a Venezia, rimango sempre stupito nel vedere la quantità di cittadini stranieri che si calano perfettamente nella tradizione lagunare, sfoggiando costumi e maschere sfavillanti, cingendosi di colori sgargianti, stoffe eleganti e ricami complicati. Dei vestiti salta all’occhio la grande cura per i particolari e si intuisce tutta la meticolosità impiegata nella loro preparazione. Per le calli veneziane c’è ancora chi sussurra di tempi di lavorazione lunghissimi, di mesi e mesi di lavoro. E poi non manca chi partecipa allo spirito carnascialesco con travestimenti decisamente meno elaborati: una maschera, una mantellina, un cappello da Zorro o da cavaliere d’altri tempi.
Il comune denominatore del Carnevale nei nostri confini è sfilare. Non importa come e con quali costumi. L’importante è esserci, partecipare alla festa, stare in compagnia.
E cosa succede negli altri paesi europei? Com’è – o come è stato – il Carnevale degli Erasmus? Nella mia esperienza di studente Erasmus ho avuto la fortuna di partecipare al Carnevale in Svezia e in Olanda.
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Uno sgabello e una piazza per svegliare i giovani
di Lorenzo Moroni
Cari Erasmus vi scrivo, così mi distraggo un po’.
Adottando l’inizio di una canzone che fu un tormentone per la generazione dei nostri fratelli maggiori, vorrei rendervi partecipi di un’iniziativa che ha catturato la mia attenzione. Un’iniziativa spontanea, non organizzata e di forte impatto culturale, come tante cui si può prender parte in una città dove la cultura fortunatamente e’ ancora padrona di casa: Bologna.
Un sabato, passeggiando per le strade del centro, spunto nella piazza centrale, piazza Maggiore. Vengo attirato da un gruppo disposto in circolo, creatosi spontaneamente. Mentre mi avvicino il gruppo tende a farsi sempre più folto, come raccogliendo a spirale chi vi passa vicino. Un signore vestito modestamente parla al pubblico messo a cerchio, tra una pagina di giornale e un libro ingiallito dal tempo, dalla storia, dalla meditazione. Parla e lascia parlare. A patto che chi voglia esprimere il proprio pensiero salga su uno sgabellino.
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Il 6 e il 7 giugno gli italiani sono chiamati al voto per eleggere i 72 rappresentanti al Parlamento Europeo.
Alcui temi della campagna elettorale: cambiamento climatico, trasporti e sicurezza, sviluppo sostenibile, tutela dei consumatori, agricoltura, immigrazione e libera circolazione delle persone, occupazione.
Sulla definizione e risoluzione di questi problemi si concentrerà il lavoro dei 736 deputati eletti a giugno.
La partecipazione dei cittadini e’ fondamentale, ed e’ altrettanto fondamentale il diritto/dovere di dare un voto informato.
Tutte le informazioni ufficiali, con la campagna sostenuta dall’UE, si trovano sul portale dell’Unione Europea: Elezioni 2009.
Il dibattito sui temi caldi su Eudebate: Eudebate2009.eu.
I video della tv del Parlamento europeo: EuroparlTV.
Alcuni candidati si occupano anche di Erasmus e del futuro del sistema universitario europeo. Oggi a Roma ne ha parlato Luisa Capelli in uno degli appuntamenti di Erasmus on the road nella capitale.

E’ partito il 7 aprile da Milano Erasmus on the road, il tour su quattro ruote organizzato da ESN (Erasmus Student Network): un van Fiat Qubo percorrerà la penisola sostando in 20 atenei per fare il punto sulla situazione degli studenti stranieri in Italia.
Due concorsi, uno fotografico e uno video, accompagnano l’iniziativa, per raccontare con gli occhi di Erasmus italiani e stranieri il paesaggio, la realtà e l’università italiana.
Per maggiori informazioni: http://ontheroad.esn.it/

Guida alla Seconda Università degli Studi di Napoli - SUN
| leggi la guida in pdf |
Carta d’identità
Nome: Seconda Università degli Studi di Napoli
Anno di fondazione: 1991
Numeri: 10 facoltà, 29.000 studenti, 1.000 docenti, 2.187 dipendenti.
Dove: Napoli (227 km da Roma) e dintorni: Caserta, Aversa, Capua, San Leucio, Santa Maria Capua Vetere.
In rete: http://newweb.ceda.unina2.it/.
Il portale dell’università è in fase d’aggiornamento. Per conoscere i servizi offerti dall’ateneo è necessario accedere al sito delle varie facoltà; molte sezioni sono in costruzione. In generale sono presenti: biblioteche, immatricolazione on line, counselling psicologico, orientamento.
Le facoltà di Architettura e Ingegneria sono ad Aversa, Economia a Capua; Psicologia, Scienze ambientali, Scienze matematiche, fisiche e naturali a Caserta; Studi politici e per l’alta formazione europea e mediterranea “Jean Monnet” a San Leucio; Medicina e chirurgia a Napoli; Giurisprudenza e Lettere e filosofia a Santa Maria Capua Vetere.
Cosa fa l’università per gli Erasmus
1) Ufficio Internazionalizzazione
L’ufficio si occupa della gestione dei bandi Erasmus, Erasmus Mundus, Leonardo da Vinci e Clearkship. Si trova a Caserta.
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E se la sorellina parte per l’Erasmus? Pillola numero 1: la valigia
di Marina Castellana
(Questo è il primo di una serie di suggerimenti scritti da Marina Castellana - ex Erasmus in Germania - alla sorellina partita anche lei per l’Erasmus)
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Sei lì con la valigia ancora a metà e ti sembra che i minuti, le ore, scorrano più veloci del solito, ma nello stesso non passino mai. Ti sembra passato un secolo dal giorno in cui hai saputo che saresti partita e, nello stesso tempo, potrebbe essere stato ieri. Ora non hai più le carte a cui pensare, l’application form, il learning agreement, gli esami. Hai solo da concentrarti e pensare a quello che ti servirà in sei mesi (forse un anno, prolungamento permettendo).
Perché non vorrai mica portarti dietro tutta la tua camera, no? Bisogna effettuare una selezione e portare con sé “solo il minimo necessario” come dicono tutte le buone guide e le più o meno sagge mamme. Quello che io ho da dirti è: porta con te solo quello che sei sicura non potrai trovare là. Ovvero: una caffettiera e un pacco di caffè, quando il primo finirà sarai costretta a bere le strane miscele che si trovano all’estero. Non dimenticare uno “stringi fiamma” perchè se il fornello è troppo piccolo la caffettiera non ci sta e per farla stare su hai bisogno di quel piccolo arnese per il quale potresti anche mettere a soqquadro tutta la città (v. tua sorella in “le mie prime due settimane in Germania”).
Altro stuff che non puoi trovare nel posto dove andrai: i tuoi libri preferiti. Prendine due, per sicurezza. Quelli che ti fanno più compagnia degli altri. Lo stesso vale per i cd: è vero che oggi salvi tutto sul pc e hai tutta la tua musica ma può capitare che hai ancora dei cd a cui sei particolarmente affezionata.
Documenti vari, in originale. Perché nel momento in cui ti serviranno sarà un problema avere le fotocopie senza l’originale, spesso non ti credono, ma forse in Spagna sono più flessibili che altrove (v. sempre tua sorella e la tipica irremovibilità dei tedeschi). Anche farteli spedire dall’Italia potrebbe essere un rischio non indifferente: 1. si perdono, 2. il ritardo con cui arriverebbero comprometterebbe il tutto.
I vestiti sono relativi: grazie ai signori della Hennes & Mauritz meglio conosciuti come EICENEM o ACCAEEMME, puoi rifarti il guardaroba con poco meno di cento euro. Ci sarebbero tante altre cose che vorresti portare con te e che non sai proprio come riuscire a fare entrare là dentro. Ma preparare una valigia è un po’ come costruire la propria vita. Andando avanti non si può portare tutto con sé, qualcosa bisogna lasciarla, anche se a malincuore, perché non ci sta o perché c’è qualcosa di più importante in quel momento. Ciò non vuol dire che non la ritroverai più in là, quando magari pensando di averla persa sarai ancora più felice di ritrovarla.
“Fare la conta degli amici andati e dire ci vediam più tardi…” (Ligabue – Guccini)
Dopo tutto questo processo, la tua valigia adesso è pronta, forse tu un po’ meno – anche se lo sei molto di più di quello che tu stessa pensi: è come se fossi in trance. Non percepisci quello che sta succedendo. Ti accompagnano alla stazione, saluti tutti, forse versi qualche lacrima, sali sul treno, poi sulla navetta e infine sull’aereo. Ma è solo quando l’aereo si stacca dal suolo che parti davvero. E le paure cominciano ad abbandonarti una ad una.
Buon viaggio!
E se la sorellina parte per l’Erasmus? Lettere da una sopravvissuta (in pillole)
Di Marina Castellana
Chi l’ha detto che l’Erasmus si fa una volta sola nella vita? Basta spedire il tuo fratellino o la sorella minore in “missione europea” - chiamiamola così che dà tanto l’idea di essere un po’ il servizio militare della nuova generazione -, e il gioco è fatto. Non ve ne accorgerete neanche all’inizio ma sarete catapultati ancora una volta nel magico mondo ERASMUS, dalla vincita della borsa di studio al disbrigo delle lunghe tiritere burocratiche, dai timori prima della partenza, i peggiori forse, fino all’arrivo e alle prime settimane in terra straniera “quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora”, come dice Niccolò Fabi.
Forse perché da ex Erasmus doc non riesco ancora a scrollarmi di dosso quelle emozioni, quei ricordi, quei momenti vivissimi, ho pensato di stilare alcuni appunti per il mio alter ego, che a differenza della sottoscritta ha forse più saggiamente preferito una meta molto più calda, in tutti i sensi, o almeno al primo impatto, della Germania (su quanto anche la Germania possa essere calda vedi Die Italienerin die in Deutschland verliebt war — Diario di un’italiana in Germania).
In pillole, brevi ma efficaci, propongo alcuni piccoli avvertimenti e/o accorgimenti che potranno tornare utili a fratelli/sorelle minori che si apprestano a vivere questa avventura europea, ma anche a chi prima di loro ha fatto la valigia, l’ha disfatta, si è sistemato, crogiolato nella dimensione Erasmus e poi, chi più chi meno a malincuore, quella valigia l’ha rifatta per tornare, sempre chi più chi meno, un po’ diverso. Forse semplicemente migliore. A tutti quanti buon viaggio!
Appuntamento a domani con la prima ‘pillola’.
I più amati dagli italiani (in Erasmus e non solo)
di Lorenzo Moroni
Un anno accademico, 9 mesi, 270 giorni, 6.480 ore a contatto con le culture europee al tempo stesso più simili e lontane dalla nostra. Noi Erasmus abbiamo imparato per primi cosa vuol dire vivere il sentimento europeo: sentire di far parte di un unico stato, cittadini d’Europa.
Mille anime diverse, dettagli e sfumature di caratteri differenti ma, alla fine, in Erasmus si impara il vero valore dell’amicizia, quello che ti tiene legato alle persone a prescindere dalla distanza, dalla difficoltà di rimanere – virtualmente - in contatto, per telefono, e-mail o social network che sia.
Così accade che ci si riveda dopo anni ed il tempo sembra non essere mai passato: un solo abbraccio, un istante in cui mille ricordi riaffiorano come un fiume in piena e ci permettono di far rivivere quell’intesa che sembrava perduta.
All’inizio dell’Erasmus, spaesati e in cerca di sicurezze, la maggior parte degli italiani cerca altri italiani. Un porto sicuro, dove trovare quelle certezze inevitabilmente perse, anche se solo per un momento, davanti alla nuova città, all’università diversa, alle persone sconosciute. Dopo la presa di coscienza del nuovo stato di Erasmus, ci risvegliamo dal torpore della novità, ci adattiamo gradatamente alla nuova routine e iniziamo a socializzare con ragazzi e ragazze provenienti da altri paesi europei. Capita spesso che tra le nuove conoscenze ci siano molti spagnoli o qualche cugino d’oltralpe. E non mancano neppure i rappresentanti delle culture nordiche e tedeschi e olandesi, danesi e svedesi diventano in più di un’occasione i pilastri delle nostre amicizie internazionali.
L’Erasmus insegna soprattutto questo: non importano i confini, la nazione da cui si proviene. In Erasmus siamo tutti europei: si acquisisce una nuova identità e quando torniamo a casa vediamo i problemi della nostra società con occhi differenti.
Chissà, forse un giorno per far parte del parlamento Europeo si dovrà aver vissuto un anno della propria formazione studentesca all’estero, un anno di Erasmus. Allora forse si avrà una percezione più concreta dell’Europa come unico stato, dei suoi problemi e delle possibili soluzioni. Allora il parlamento Europeo sarà composto da “amici” accomunati dalla stessa idea d’Europa: un parlamento Erasmus.








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